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Portogallo
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GLOSSARIO
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Il Portogallo è l'unico paese europeo dove le carte da gioco originali, un mazzo a semi latini le cui figure a testa singola erano caratterizzate da alcuni particolari molto tipici, sono scomparse ormai da lungo tempo, pur avendo col loro stile esercitato un'influenza determinante anche in terre molto lontane, quali il Brasile, l'Indonesia e il Giappone.
Se per il momento lasciamo da parte i suddetti stili a derivazione portoghese, o "d'oltremare", le versioni principali comparse in Portogallo furono due: una più antica, di cui gli esemplari noti hanno una datazione compresa tra la metà del XVI e il tardo XVII secolo, ed una successiva che durò fino al XIX secolo. In questa pagina vengono entrambe descritte e messe a confronto.

Oggi le carte con cui si gioca comunemente in Portogallo hanno semi francesi; il loro stile, descritto nell'ultimo paragrafo della pagina, non ha alcuna relazione con quello tradizionale, fatta eccezione per il solo nome dei semi (come verrà detto in seguito).
Portogallo



LO STILE PORTOGHESE A SEMI LATINI


NOTA

le carte mostrate in questa pagina appartengono a diversi mazzi; quelle indicate in didascalia come (I), (II) e (III) si riferiscono rispettivamente a:
I - carte portoghesi prodotte da A.Infirrera, 1690-1700;
II - foglio non tagliato di carte portoghesi prodotto dalla Real Fabrica di Lisbona, inizi del XIX secolo;
III - riproduzione moderna di un mazzo in stile portoghese forse di fabbricazione belga, del 1860 circa;

gli originali sono tutti conservate presso il Museo Fournier delle Carte da Gioco di Alava (Spagna).

Altre carte mostrate vengono descritte individualmente.



Il mazzo tradizionale usato originariamente in Portogallo era formato da 48 carte a semi latini; la sua composizione era simile a quella dello stile spagnolo, ma varie differenze segnavano una netta linea di divisione fra i due. Entrambi avevano avuto come probabili precursori i mazzi moreschi (tardo XIV-XV secolo, cfr. anche il mazzo Italia 2), ma a causa della scarsità di esemplari superstiti, un certo numero di punti sono ancora oggetto di discussione; è persino difficile dire se i disegni portoghesi dovessero essere considerati autoctoni, oppure se fossero derivati da quelli spagnoli antichi, o se fossero stati importati da un altro paese ancora.
I più antichi esemplari conosciuti furono probabilmente stampati nella prima metà del XVI secolo. Confortano tale supposizione le carte da gioco dette Tenshô karuta, le prime mai ideate in Giappone, largamente ispirate ai mazzi che i marinai portoghesi avevano portato a bordo per passare il tempo durante la lunga traversata per mare (si veda in proposito la galleria giapponese); lo stesso nome karuta, dal portoghese carta, dimostra la stretta parentela esistente fra i due. Le più antiche fonti letterarie che parlano delle carte Tenshô risalgono al 1590-1600 circa, ma i mazzi portoghesi che fecero da modello raggiunsero il Giappone diversi decenni prima, forse non molto dopo il 1542, l'anno in cui i primi occidentali raggiunsero il Sol Levante; ciò fa pensare che a quell'epoca in Portogallo questo stile fosse già piuttosto conosciuto.

Un altro tipo di carte orientali fortemente ispirate a quelle portoghesi esistevano in Indonesia, ed erano dette Omi dal nome del gioco che vi si praticava, con 40 carte, ma anche queste si entinsero prima del XX secolo.
Le stesse carte a stile portoghese una volta erano diffuse anche nell'Italia meridionale, compresa l'isola di Malta, con una differenza fondamentale: la presenza degli indici, riferibili a termini italiani (come verrà detto più avanti).


È interessante notare che, mentre indubbi elementi storici e geografici depongono per l'ipotesi secondo cui i summenzionati stili giapponesi ed indonesiano sarebbero nati da quello portoghese, un'analoga relazione con le versioni italiane non dispone di alcun elemento di prova; uno storico delle carte da gioco della levatura di Michael Dummett ha recentemente prospettato una teoria secondo cui lo stile originale potrebbe persino essere nato in Sicilia, dalla quale il Portogallo sarebbe stato raggiunto in un secondo momento, lasciando il dibattito aperto a futuri sviluppi, visto che per ora non vi sono dati storici né per confermare né per smentire il suddetto scenario.

I mazzi in stile portoghese antico erano inizialmente prodotti soprattutto in Spagna; qui la manifattura delle carte da gioco era un'attività ben più fiorente che in Portogallo, e molti dei mazzi venivano esportati. È probabile che una parte di questi raggiungesse anche l'Italia. Gli stessi produttori, poi, fabbricavano anche mazzi col proprio stile nazionale, in quantità ben maggiore, destinate al mercato spagnolo. In situazioni come questa, spesso lo stile più debole tende a soccombere e poi a scomparire per effetto di quello più forte; ma a quello portoghese ciò non accadde. Dal 1580 al 1640 il Portogallo perse la propria indipendenza sotto il dominio spagnolo, e i giocatori continuarono a preferire le loro carte tradizionali anche in difesa della propria identità nazionale e delle proprie tradizioni, in tal modo forse addirittura inducendone un aumento della produzione.


(I) - asso di Denari
L'elemento più caratteristico dello stile portoghese era la presenza su ciascuno dei quattro assi di un grosso drago; aveva un corpo lungo e sinuoso, con delle brevi ali, e reggeva con la bocca il proprio segno del seme, oppure guardava verso di esso. Sembra che la mitica creatura derivasse dallo stemma di una particolare congregazione chiamata Ordine del Drago, fondata in Portogallo nel 1418.

(III) - assi di Denari e Bastoni

da sinistra: Unsun karuta (XVII sec.),
Akahachi e Hikifuda (XX sec.)
Questo particolare così rilevante divenne un indelebile marchio sugli assi di tutti gli stili derivati da quello portoghese.
Soprattutto in Giappone, col passare del tempo i draghi si fecero sempre più stilizzati e distorti, fino a trasformarsi in elementi grafici amorfi, irriconoscibili, ma non venendo mai completamente cancellati (illustrazioni a sinistra).

Un altro particolare molto famoso del mazzo portoghese era la presenza di fanti di sesso femminile. Questa figura era chiamata sota (come il suo pari grado maschile nei mazzi spagnoli); il suo aspetto tradizionale era quello di una giovane donna con una lunga gonna, riccamente ricamata sul davanti.
Nei mazzi fino al primo XIX secolo questo personaggio non ha mai portato la corona, pertanto il suo grado non dava adito a dubbi che potesse trattarsi di una regina. Tuttavia, in alcuni degli ultimi mazzi prodotti, soprattutto in quelli stampati fuori dal Portogallo (cfr. anche il paragrafo successivo) la testa della figura femminile finì per essere ornata da una corona, ciò che la promuoveva di fatto ad un grado superiore, cioè subito dopo il re.

(I) - sota di Coppe e di Spade; si notino
gli indici ad entrambe le estremità

Se questa promozione ricevuta dal fante-donna avesse avuto luogo per una ragione particolare oppure meno, è difficie da stabilire. Da un lato, le carte portoghesi erano senz'altro influenzate dall'antico stile spagnolo, nel quale il fante veniva sempre dopo il cavallo.
In tutti gli altri stili che da quello portoghese hanno tratto l'elemento femminile del fante, quest'ultimo o, per meglio dire, quest'ultima è la più bassa delle tre figure. È così nel tarocco siciliano e nelle Minchiate, ormai obsolete, ma anche negli antichi mazzi giapponesi Tenshô ed Unsun Karuta, nel quale il fante-donna veniva ancora indicato col nome originale Sota. Ed era così anche nel mazzo indonesiano per giocare a Omi, nel quale la stessa Sota valeva meno del Jarong ("cavallo") e del Rei ("re").

fanti-donna dalle Minchiate (a sin.),
Tenshô ed Unsun Karuta


(I) - cavallo e re, in stile portoghese antico
Ma d'altro canto, se nei mazzi portoghesi le figure avevano un indice (ciò avveniva soprattutto nelle edizioni per esportazione verso l'Italia, come verrà detto più avanti), quello del personaggio femminile era "D", non "S"; è verosimile che questa lettera volesse dire Donna (o tutt'al più Donha, in portoghese, sempre indicante un titolo onorifico), un personaggio di rango senz'altro superiore a quello di un fante. Ancora oggi nell'Italia centrale e meridionale molti giocatori indicano la regina dei mazzi a semi francesi come la donna, forse una reminiscenza dell'antica denominazione.
Inoltre, in alcuni fogli di carte non tagliati il fante donna era stampato tra il re e il cavallo, come se anche il suo valore occupasse tale posizione intermedia (cfr. l'esemplare qui di seguito).
Se la suddetta teoria di Dummett sull'origine siciliana di questo stile fosse fondata, potremmo persino pensare che la figura femminile del mazzo portoghese abbia avuto origine in Italia meridionale dalla regina (carta presente, ad esempio, nel tarocco), o da un fante femminile (anch'essa figura talora presente nei primissimi tarocchi), e che una volta giunta in Portogallo fosse stata "degradata" al rango inferiore, così da far corrispondere la struttura del mazzo portoghese a quello del mazzo spagnolo, e poter così utilizzare le carte per gli stessi giochi che si praticavano nel paese vicino.

(II) - figure portoghesi tipiche del periodo tardo;
si noti la posizione centrale del personaggio femminile
Ciò è ovviamente un'ipotesi, basata su diversi indizi, ma senza alcuna prova concreta.


(III) - figure portoghesi prodotte in Belgio per esportazione
Nelle antiche edizioni, le sotas di Spade e di Bastoni erano raffigurate nell'atto di venire aggredite da un animale (rispettivamente un piccolo drago e un cane, o forse un lupo), come se il segno del rispettivo seme dovesse servire loro per autodifesa. Col passare del tempo questo particolare subì una trasformazione: il ****, mentre quello della sota di Bastoni prese la forma di un innocuo cagnolino.
Tuttavia una vaga traccia della vecchia fiera assalitrice la si trova ancora oggi nel tarocco siciliano, il cui fante donna ha nella mano libera un uccello (cfr. illustrazione in basso), chiaramente una corruzione del drago alato originale.
Anche le altre due figure subirono dei cambiamenti: nelle prime versioni i re erano seduti sul proprio trono, e i cavalieri montavano cavalli le cui zampe poggiavano al suolo.

Nelle versioni successive i re vennero raffigurati in piedi, e i cavalli, meno sproporzionati di quelli precedenti, divennero rampanti, come quelli dei vecchi mazzi spagnoli.

Le caratteristiche tipiche delle carte portoghesi riguardavano anche le carte numerali del mazzo, che erano piuttosto ricche di decorazioni, come del resto ancora avviene in molti stili a semi latini.

fante femminile siciliano

(III) - alcune carte numerali dei semi corti
Il soggetto più facilmente riconoscibile era il 2 di Bastoni, nel quale un giovane paggio è seduto dietro ai due segni incrociati, tenendo le gambe in una posizione quasi analoga.
Il seme delle Coppe è quello i cui segni hanno subito le modifiche maggiori, nel corso del XVIII secolo: inizialmente erano tondeggianti, per via di un coperchio che ne copriva la parte superiore; poi questo pezzo scomparve, e presero l'aspetto di un calice.

La forma dei Denari, delle Spade e dei Bastoni non differiva molto da quella dei rispettivi semi dei mazzi spagnoli. Ma ciò non può dirsi a proposito della disposizione dei segni. In particolare, tanto le spade che i Bastoni si incrociano costantemente tra di loro, a differenza di quelli spagnoli, così formando delle intersezioni coperte da un grosso scudo, il più delle volte decorato con un volto grottesco.

(III) - tipica disposizione portoghese dei segni lunghi;
si noti il personaggio sul 2 di bastoni
Anche la disposizione dei segni nei semi corti, cioè Denari e Coppe, differiva da quella spagnola: soprattutto nelle ultime quattro carte (dal 6 al 9), i segni portoghesi seguivano linee orizzontali, mentre quelli spagnoli seguivano uno schema verticale. Una disposizione orizzontale è anche quella che si trova nel tarocco classico.

disposizione dei segni di semi corti negli stili portoghese e spagnolo antico

Nella prima versione dello stile portoghese, però, il 6 di Denari aveva i segni disposti in diagonale; solo i 3 mantennero questa direzione nelle versioni più tarde.
Il 6 di Denari di forma diagonale divenne radicato anche nella tradizione delle carta da gioco giapponesi, e lo si trova infatti in tutti gli stili di questo paese che prevedano l'uso del seme derivato dai Denari portoghesi (cfr. la galleria giapponese per maggiori informazioni).

l'equivalente del 6 di Denari negli stili giapponesi:
Kinseizan (gruppo Mekuri) e Hikifuda (carte da Tehonbiki)


Infine, le carte anticamente usate in Portogallo erano prive di indici (tanto nelle prime versioni che in quelle più moderne), ma la variante o le varianti in uso nel meridione d'Italia li avevano: ad entrambe le estremità della carta c'era una cifra e una lettera, oppure due lettere, che si riferivano rispettivamente al valore e al seme della carta stessa, racchiusi in un piccolo rettangolo. Lo stesso tipo di indici lo si trova oggi nel tarocco regionale siciliano, l'unico stile portoghese (o simil-portoghese) ad essere sopravvissuto in Europa.



LO STILE PORTOGHESE A SEMI FRANCESI


I giocatori portoghesi cominciarono a provare interesse verso le carte francesi dall'inizio del XIX secolo. Ne comparvero diverse varianti, nessuna delle quali sembrava destinata ad avere successo, seppure l'uso delle vecchie carte a semi spagnoli andava inesorabilmente declinando, fino ad una loro completa scomparsa verso il volgere del XX secolo. Ciononostante, i nomi dei quattro semi spagnoli furono mantenuti anche per i mazzi che ne hanno di tipo francese, cosicché ancora oggi in Portogallo ed in Brasile, i Quadri, i Cuori, le Picche e i Fiori vengono rispettivamente chiamati Ouros, Copas, Espadas e Paus.
Attorno al 1920 il principale produttore nazionale, Litografia Maia, creò uno specifico stile che riuscì a mantenersi stabile per il resto del secolo, ed è quindi l'unico deputato a rivestire il ruolo di "stile nazionale". Ha figure a doppia testa, che ricordano quelle dello stile belga-genovese, con indici francesi (V, D, R) che coincidono con i nomi locali delle figure (Valete, Dama, Rei), e pertanto possono essere considerati anch'essi portoghesi.
La caratteristica più sorprendente del mazzo è che mancano i 7: ogni seme ha carte numerali dall'A (asso, cioè non 1, come avviene nelle carte francesi tradizionali) al 6, poi l'8, e termina con le tre figure suddette.

stile nazionale portoghese moderno
In Portogallo sono diffusi anche i mazzi a 52 carte: i loro disegni sono simili a quanto descritto sopra, con molti dettagli in comune, eppure non si tratta dello stesso stile.







GLOSSARIO

significato letterale
CARTAS DA JOGARCARTE DA GIOCO
BARALHOMAZZO
NAIPESvocabolo spagnolo per "carte"SEMI
FIGURASFIGURE
OUROSoriDENARI / QUADRI
COPASCOPPE / CUORI
ESPADASSPADE / PICCHE
PAUSBASTONI / FIORI
ÁSASSO
SOTAFANTE (mazzi a semi spagnoli)
VALETEpaggio, vallettoJACK (mazzi a semi francesi)
CAVALOCAVALLO
RAINHA / DONHAREGINA / DONNA
REIRE



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